Michele Serra e l'amaca sanitaria

Caro Michele Serra,

la tua ultima amaca mi ha colpito e ti scrivo, come se scrivessi ad un antico amico che ha combattuto con me il ventennio berlusconiano, con intelligenza e profonda ironia.
Sono in grande sintonia con le tue conclusioni. Hai ragione, è ora che il personale sanitario che non si riconosce più nel sistema nazionale ne esca e fondi qualcosa di nuovo. Un enorme numero di persone, pazienti e silenziose, li sta aspettando. Ed hai ulteriormente ragione, bisogna pagare il prezzo della propria eresia al potere. I tuoi lettori apprezzerebbero certamente se tu gli raccontassi qual è stato il prezzo che hai pagato per l'intrepida opposizione al berlusconismo.

Amaca SerraCiò su cui non posso essere d'accordo con te, e vorrei spiegartene le ragioni, perché sono frutto di una dissoluta e appassionata ricerca personale di cui ho pagato e pago il prezzo, è la tua granitica certezza dell'esistenza di una scienza ortodossa, a cui si opporrebbero questi nuovi eretici mollaccioni e paraculi.

La scienza ortodossa non esiste. C'è una sola scienza, che come mi diceva anni fa un grande premio nobel per la medicina, è quella scienza che permette di fare nuove scoperte, che risolvono meglio i problemi. Al limite, possiamo dire che c'è una scienza dipendente ed una indipendente. Il grande furto che il capitalismo ha compiuto all'umanità, e dovrebbe essere un tema a te caro, è stato legare la ricerca scientifica al denaro privato. La logica del profitto degli azionisti dell'apparato scientifico ha spesso poco a che fare con la ricerca del benessere individuale o collettivo.

Vorrei, a proposito dei vaccini, portarti ad una riflessione complessa e approfondita, per mostrarti come le autorità sanitarie, che si sono abbondantemente e ufficialmente espresse sul tema, lavorino spesso e volentieri con dati non corretti, deturpando così la loro autorevolezza come tutori della salute pubblica.

Si tratta di una "piccolo" avvenimento scientifico sul tema delle vaccinazioni pediatriche, che come ben ricorderai suscitò a partire dal 2017 aspre polemiche. Il passaggio da 3 a 10 vaccinazioni infantili obbligatorie accese delle lampadine in numerosi ricercatori, oltre che in molte famiglie, a cui non era chiarissima la logica della norma, nata su iniziativa del compianto duo Guerra-Lorenzin.

Una delle principali e più assennate critiche che venivano mosse era l'assenza in Italia di un sistema di farmacovigilanza attiva. Sul tema della farmacovigilanza attiva e passiva la politica italiana (non solo quella) dovrebbe fare un bagno di umiltà, dichiarare la propria ignoranza e mettersi a studiare. In estrema sintesi, come ben sai visto che ti occupi di politiche sanitarie, con la farmacovigilanza passiva l'autorità sanitaria riceve le segnalazioni di eventi avversi ai farmaci che i pazienti o i loro sanitari di riferimento decidono spontaneamente di andare a registrare in un database gestito da AIFA. Con la farmacovigilanza attiva è invece la struttura sanitaria che ha fornito il prodotto farmaceutico che segue nei giorni il paziente, indagando attivamente se si presentano eventuali sintomi.

La farmacovigilanza attiva costa, quella passiva quasi niente. In Italia, come sostanzialmente nel resto del mondo, si fa solo farmacovigilanza passiva. I trials clinici, che sono una sorta di farmacovigilanza attiva preventiva, forniti dalle aziende produttrici alle autorità per chiedere le autorizzazioni al commercio del prodotti farmaceutici, sono per lo più disegnati ed eseguiti da ricercatori che (spesso NON) dichiarano fees ed emolumenti da parte dei produttori. Quegli stessi produttori che, in sede di approvazione dei trials da parte dei comitati etici, impongono la regola che "nessun risultato negativo potrà essere pubblicato dai ricercatori coinvolti".  Il concetto di conflitto di interessi credo si allarghi di parecchio.

Dopo l'introduzione della legge Lorenzin, all'interno del trivalente pediatrico (morbillo, parotite e rosolia), si aggiunse il vaccino della varicella. A seguito di numerose proteste, vista la sostanziale scarsa pericolosità della varicella (e su questo ci saranno sicuramente baroni d'alto rango che illustreranno le misantrope virtù dell'Herpes), la Regione Puglia, unica in Italia, decise di approvare un temporaneo progetto di farmacovigilanza attiva sul vaccino in questione. Duemilacinquecento bambini vennero così seguiti fino a due mesi successivi alla vaccinazione. I risultati, ottenuti utilizzando l'algoritmo fornito dall'OMS per certificarne il nesso di causalità, furono di 3,8 reazioni avverse gravi ogni 100 dosi/bambini. Ora, caro Michele, si tratta di dati che possono voler dire poco presi di per sé. Il problema è che i dati su cui si prendono le decisioni politiche in tema di sanità sono quelli forniti dall'AIFA, che nell'ultimo rapporto del 2018, in relazione alle vaccinazioni pediatriche, dava una percentuale di reazioni avverse gravi dello 0,012 percento, frutto essenzialmente della farmacovigilanza passiva. Tradotto per i semplici, l'AIFA dichiara una percentuale di reazioni avverse gravi ai vaccini pediatrici 300 volte inferiore all'unico studio di farmacovigilanza attiva italiano.

Quando questo studio uscì, e fu pubblicato su Vaccines, importante rivista scientifica internazionale, molti degli epidemiologi italiani saltarono sulla sedia, consapevoli del fatto che questi dati avrebbero dovuto portare a rivalutazioni delle attuali politiche sanitarie in tema di vaccinazioni pediatriche, o quantomeno ad una diversa comunicazione agli assistiti. Ciò non fu, poiché gli autori conclusero l'articolo con la frase "non si sono rilevati segnali emergenti, i nostri dati di sorveglianza attiva confermano il profilo di sicurezza del vaccino MPRV".

Di fronte a questa evidente incoerenza, due seri ricercatori italiani, Paolo Bellavite e Alberto Donzelli, chiesero ad una nota rivista di epidemiologia italiana di pubblicare un loro articolo in cui evidenziavano l'importanza dei dati ottenuti dalla ricerca pugliese, richiedendo a gran voce un serio programma di farmacovigilanza attiva su tutte le vaccinazioni pediatriche. La rivista italiana ne bloccò la pubblicazione, con giustificazioni che meriterebbero di essere rese pubbliche. Pubblicazione che avvenne però su una più importante rivista internazionale. La Scienza, quella unica, né ortodossa né eretica, discute con argomenti e pubblicazioni scientifiche. Preferibilmente indipendenti. 

Ad oggi la pubblicazione di Bellavite e Donzelli non ha avuto risposta, e questo sì, è un esempio di gravissima mancanza nel dibattito scientifico

Come ben sai, gli attuali controlli sui nuovi vaccini anticovid sono esclusivamente passivi. I database pubblici americani e inglesi registrano decine di migliaia di reazioni avverse gravi. Se questi numeri dovessero mai essere 300 volte inferiori a quelli riscontrabili da una farmacovigilanza attiva, ci troveremmo di fronte ad un grosso grosso guaio, per la Scienza e per tutti noi.
In quel caso, dare dei disertori spillastipendi a sanitari che magari hanno passato l'ultimo anno in corsia correndo come lepri e rischiando la vita, mentre tu ticchettavi la tastiera, potrebbe rivelarsi poco ironico e adeguato.

Se poi anche tu ritieni che la scienza non sia democratica, forse è giunta l'ora, anche per te, di cambiare uniforme.

Con antica stima,
Francesco Bordino

P.s.: perché non fai quattro chiacchiere, tra un'amaca e l'altra, con il compagno Ivan Cavicchi, e approfondisci il tema? O con gli autori dell'articolo sopracitato?